Studio Campese odontoiatria Ferrara

Igiene e profilassi

Perché è così importante eseguire visite odontoiatriche e sedute di igiene professionale, meglio se semestrali?

Perché prevenire è molto meno costoso e doloroso che curare:
molte persone considerano le malattie dentali come un fatto spiacevole ma inevitabile della vita. In molti non realizzano quanto grave possa essere una malattia orale.
Le malattie orali possono infatti risultare gravose, sia in termini di intensità dei trattamenti che in termini di costo. Inoltre, i bambini sono spesso costretti a perdere giorni di scuola e i genitori ad assentarsi dal lavoro, semplicemente per colpa del mal di denti.
Non solo, una scarsa igiene orale è anche esteticamente sgradevole: può portare ad avere un alito cattivo, denti ingialliti o anneriti con gengive irritate, o persino alla caduta dei denti. E tutto ciò non è particolarmente piacevole. Una malattia dentale visibile non solo mina l’autostima della persona interessata, ma può anche portare gli altri ad evitarla. Ad esempio, gli adulti che presentano scarsa igiene orale trovano più difficoltà nella vita relazionale e sentimentale e nell’assicurarsi un’occupazione stabile, come risulta da una ricerca condotta nel 2000 dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani negli USA.
Infine, sapeva che le malattie dentali sono spesso associate ad una serie di altre gravi patologie? La parodontite (una forma aggravata di malattia alle gengive) è associata a problemi cardiovascolari, infarti e polmonite batterica.

I TRE PILASTRI DELL’IGIENE ORALE QUOTIDIANA

Come posso difendere i miei denti a casa?

Specialmente per noi maschi, è un vanto osservare nel proprio giardino l’auto tanto desiderata, del colore preferito, ancora più bella quando la sua vernice è pulita e lucida. Ecco perché, regolarmente, la portiamo all’autolavaggio per una pulizia approfondita.
La nostra dentatura è immensamente più importante dell’auto e ci servirà con soddisfazione per innumerevoli anni se noi le riserveremo le attenzioni che merita. Ecco perché, dedicandole pochi minuti al giorno con i dispositivi adatti, utilizzati nel modo corretto, miglioreremo la nostra salute, la nostra vita di relazione, gusteremo maggiormente quello che mangiamo e ridurremo le spese odontoiatriche!
L’arma principale che abbiamo a disposizione per fare ciò, è eseguire una corretta e costante igiene domiciliare, con l’utilizzo dei tre dispositivi cardine che sono:
Spazzolino
Dentifricio
Filo interdentale.

Andiamo a conoscere meglio questi strumenti e gli altri ausili per l’igiene orale.

LO SPAZZOLINO DA DENTI

Lo spazzolino da denti è lo strumento più universalmente conosciuto, assieme al dentifricio, per l’igiene orale. Può essere manuale o elettrico, entrambi con caratteristiche che danno loro vantaggi e svantaggi.
Facciamo conoscenza con lo spazzolino manuale.

Com’è fatto lo spazzolino da denti manuale?

Gli spazzolini dentali manuali, sono costituiti strutturalmente dal manico, dal collo e dalla testa lavorante.
Il manico: rappresenta l’impugnatura dello spazzolino, che va tenuto con l’opposizione del pollice alle restanti quattro dita. Non vi è una forma specifica di tali manici (ne esistono delle fogge più varie, dritti, curvi, angolati, ecc. e di dimensioni differenti); la lunghezza, tuttavia, è solitamente compresa tra:
– 130 e 150 mm per i bambini;
– 150 e 165 mm per i giovani;
– 160 e 180 mm per gli adulti.
Il punto di appoggio per il pollice può essere incavato, rilevato, provvisto di impugnatura o di “grip” ecc..
Il collo: è la zona di giunzione tra manico e testa lavorante, solitamente, ma non sempre, più stretta di tali due porzioni. È costituito, come del resto anche la base della testa, dello stesso materiale del manico.
La testa lavorante: è formata dalla base e dal campo di filamenti che vanno a contatto con i denti
La base: può avere anch’essa svariatissime forme ma la larghezza è di solito compresa:
– per i bambini, tra 9 e 11 mm;
– per i giovani e gli adulti, tra 10 e 12 mm.
Molto importante è che tale base abbia gli angoli smussati per non ledere le gengive.
I campi di filamenti: chiamati comunemente “setole”, sono raggruppamenti di filamenti in ciuffi che vengono inseriti in apposite file di fori presenti sulla base della testa e ritenuti mediante piccoli ancoraggi metallici ad U o per compressione prodotta da laminette metalliche.
Le dimensioni standard del campo di filamenti sono di solito comprese tra:
– per i bambini: lunghezza 18-25 mm, larghezza 7-9 mm;
– per i giovani: lunghezza 21-29 mm, larghezza 7-11 mm;
– per gli adulti: lunghezza 23-33 mm, larghezza 7-11mm.
I filamenti:
sono la parte che va a contatto con i denti ed il materiale che li compone e le loro dimensioni possono fare di quello spazzolino un beneficio od un danno per la nostra bocca. I filamenti sono costituiti da:
-filamenti naturali: erano solitamente setole di maiale o peli di tasso; non vengono più usate per la presenza al loro interno di un canale midollare che può essere ricettacolo di germi e per le estremità, che essendo appuntite e sfrangiate possono essere lesive;
-filamenti artificiali: sono costituiti da nylon 612 (Tynex). Il diametro di tali filamenti può variare da 0,15 a 0,35 mm circa e in base ad esso, gli spazzolini vengono classificati in morbidissimi, morbidi, medi, duri, extra-duri.
Particolare importanza riveste l’arrotondamento della punta dei filamenti, eseguito in fabbrica, per non causare lesioni gengivali durante lo spazzolamento.

Come devo spazzolare i denti?

igiene-1Indipendentemente dal fatto che si usi uno spazzolino manuale od elettrico, le tecniche di spazzolamento sono le stesse.
Ne esistono diverse, tutte ugualmente corrette. Non esiste una tecnica considerata “migliore”, tra di esse, l’odontoiatra ed il paziente selezioneranno quella più idonea alle esigenze individuali.
Vediamo quali sono le moderne tecniche di spazzolamento.

Metodica a rullo: è una tecnica di spazzolamento molto efficace nel rimuovere la placca senza traumatizzare i tessuti duri e molli. Si esegue posizionando lo spazzolino molto apicalmente sulle gengive, parallelamente all’asse verticale del dente, quindi si effettua una rotazione in direzione coronale esercitando una moderata pressione (movimento dal rosa al bianco, ovvero dalla gengiva al dente). Tale movimento permette di rimuovere efficacemente i depositi molli presenti. Per pulire la parte linguale dei denti anteriori (da canino a canino) lo spazzolino viene introdotto verticalmente (essendo più ristretto lo spazio in quest’area); si usa perciò il suo lato corto anziché quello lungo.

igiene-1Metodica di Bass: consiste in uno spazzolamento sulculare con introduzione delle setole proprio all’interno del solco gengivale a 45° rispetto all’arcata. Vengono effettuate una leggera pressione e vibrazione, così da disorganizzare i batteri della placca annidati all’interno del solco stesso.

igiene-1Metodica di Stillman modificata: si utilizza per massaggiare e stimolare le aree cervicali del dente. Lo spazzolino si posiziona in parte sulla gengiva e in parte sul colletto del dente con direzione apicale, quindi si effettuano una leggera pressione e vibrazione; viene generalmente associata alla metodica a rullo.

Spazzolamento occlusale: è necessario ovviamente spazzolare con cura anche le superfici masticatorie dei denti. In questo caso un movimento orizzontale sarebbe corretto, ma, per il rischio che distrattamente si utilizzi la stessa tecnica anche nelle altre aree della bocca, si preferisce un movimento rotatorio.
Spazzolamento della lingua: una corretta pulizia del cavo orale comprende anche lo spazzolamento della lingua. Dobbiamo tenere presente che i microrganismi presenti nella saliva derivano principalmente dalla lingua e gli stessi microrganismi della lingua influenzano la flora batterica orale. Lo spazzolamento della lingua si esegue tenendo il manico dello spazzolino ad angolo retto rispetto alla linea mediana della lingua e le setole rivolte verso la gola. Con una leggera pressione si fanno ruotare le setole verso la punta della lingua.

Qual è la corretta manutenzione dello spazzolino?

Data l’importanza che lo spazzolino ricopre nell’igiene domiciliare, anche la sua manutenzione è fondamentale. Segua questi semplici consigli per mantenerlo sempre pulito, sia che sia manuale od elettrico:
Non condivida il proprio spazzolino da denti. Oltre che poco igienico, questo gesto aumenta il rischio di infezioni. Infatti, germi e batteri possono essere trasferiti rapidamente e facilmente da una persona all’altra, specialmente se uno dei due ha qualche malattia infettiva.
Eviti che gli spazzolini riposti si tocchino. Il contatto può creare contaminazione batterica, dato che i batteri e i germi di un membro della sua famiglia possono essere passati a lei tramite il suo spazzolino.
Tenga lo spazzolino lontano dalla toilette e chiuda la tavoletta. Ricordi che ad ogni risciacquo la toilette rilascia nell’aria molte micro gocce d’acqua contaminata, che poi si depositano sugli oggetti circostanti. Le consigliamo quindi di riporre gli spazzolini ad un minimo di 2 metri da essa.
Riponga lo spazzolino in verticale con le setole rivolte verso l’esterno del bicchiere.
Questo rende più facile lo scolo dell’acqua in eccesso e lo manterrà asciutto e pulito.
Sciacqui lo spazzolino con cura e con abbondante acqua dopo l’uso. Questo eliminerà i residui di dentifricio, i germi, i batteri e i residui di cibo.
Sostituisca lo spazzolino o la testina di quello elettrico regolarmente ogni 3 mesi, oppure, quando nota che le setole sono piegate, danneggiate o deformate.
E ricordi: lo spazzolino (o la testina di quello elettrico) dei bambini dovrebbe essere cambiato più frequentemente, poiché spesso lo mordono per gioco, causandone un consumo prematuro.
Sembra ovvio da dire, ma non usi mai lo spazzolino per pulire altre cose o degli oggetti sporchi, se non dopo averlo dismesso.

Come scegliere lo spazzolino manuale giusto?

Trovare lo spazzolino più adatto alle nostre esigenze può essere un compito impegnativo, dato che il mercato ne propone di innumerevoli tipi.
Segua i suggerimenti che seguono, la aiuteranno a scegliere quello che meglio si addice alle sue necessità:
1 – Se ha bisogno di uno spazzolino per rimuovere placca e residui di cibo, è necessario disporre di una setola di media durezza.
2 – Per raggiungere tutte le zone della bocca, inclusi i molari più scomodi, in una bocca piccola, l’ideale è una testina piccola.
3 – Il tipo di impugnatura dipende dai gusti di ciascun utente, accompagnati dal parere del suo odontoiatra. In realtà, il miglior spazzolino da denti è quello che si adatta alla bocca e allo stesso tempo permette di raggiungere facilmente tutti i denti.
4 – Preferisca spazzolini a setole medio-morbide o morbide, in quanto setole troppo dure possono danneggiare denti e gengive. se non vengono usati con attenzione durante il lavaggio.

LO SPAZZOLINO ELETTRICO
Lo spazzolino elettrico ha esordito sul mercato una cinquantina d’anni orsono: oggi, in particolar modo per la riduzione del costo, si è conquistato un posto fra i principali dispositivi che utilizziamo per l’igiene dentale domiciliare.

spazzolino elettrico
Spazzolino elettrico

Com’è fatto uno spazzolino elettrico?

Oggi, il mercato propone numerosissimi tipi di spazzolini elettrici, che differiscono per forma, prezzo, dimensioni della testina, tipo di setole, meccanismo di funzionamento, velocità e design. Nonostante le innumerevoli varietà di spazzolini elettrici, la maggior parte di essi è costituita, essenzialmente, da due parti ben distinte:
1. Testina: è la parte che va a contatto dei denti, è munita di setole sintetiche che roteano, vibrano od oscillano ad una certa frequenza a seconda del modello (in alcuni modelli il movimento e la vibrazione sono regolabili dall’utente) può essere fissa od intercambiabile.
2. Corpo: contiene cialis generique la/le batterie di alimentazione ed un motore che trasmette alla testina il movimento oscillatorio/rotatorio.

LA TESTINA DELLO SPAZZOLINO ELETTRICO
La testina può essere rotonda o rettangolare.
Generalmente è rotonda quando è ruotante e rettangolare quando è oscillante. Le setole sono sempre in Tynex di durezza media o medio-morbida. La testina rotonda ha un campo di setole rotondo che ruota di 180° alternativamente a destra e sinistra e può essere associata a vibrazione.
La testina rettangolare oscilla sull’asse di circa 20° e anch’essa può vibrare.
La testina può essere intercambiabile (da preferire).
Come già detto, nonostante esistano differenti modelli di spazzolini elettrici, la modalità di spazzolamento rimane pressoché la stessa rispetto al tipo manuale.


Testina rettangolare


Testina rotonda

IL CORPO DELLO SPAZZOLINO ELETTRICO
Il corpo dello spazzolino elettrico (l’impugnatura) contiene il motore e le batterie di alimentazione, indispensabili per trasmettere il movimento alla testina sovrastante. Il prezzo finale di uno spazzolino elettrico viene stabilito anche (e soprattutto) in base al tipo e potenza del motore:
Spazzolini elettrici economici: sono dotati di batteria non ricaricabile, con o senza testina intercambiabile. La velocità di oscillazione della testina è di circa 4500 oscillazioni al minuto
Spazzolini elettrici più costosi: dotati di batterie ricaricabili, raggiungono anche 9000 oscillazioni al minuto.
La maggior parte degli spazzolini elettrici funziona con un motore a bassa tensione (pari od inferiore a 12 V). Alcuni modelli sono collegati alla rete tramite una base di supporto, nella quale vi è un trasformatore che ricarica la batteria dello spazzolino quando vi è collocato al di sopra. I più economici utilizzano batterie usa e getta.
Alcuni modelli di fascia alta sono muniti di funzioni accessorie; ad esempio, nel corpo di alcuni è sistemato un sensore di pressione che indica la corretta pressione di spazzolamento, se si supera, lo spazzolino emette un cicalio di avvertimento. Altri presentano un timer, per segnalare il tempo impiegato nello spazzolamento di ogni arcata.

Perché acquistare uno spazzolino elettrico?

Il vero vantaggio dello spazzolino elettrico sta nell’omogeneità di lavaggio, in quanto lo strumento deve solo essere portato sui denti per il tempo dovuto, muoverlo secondo la tecnica di spazzolamento preferita e al resto ci pensa lui.
Se si opta per il tipo a testina rotante, scegliere fra i tipi nei quali le setole ruotano di mezzo giro avanti e indietro rispetto a quelle che fanno un giro completo; saremo certi di rimuovere placca senza ricollocarla e ridurremo il rischio di sanguinamento gengivale.
Acquistare sempre spazzolini di aziende note con testa intercambiabile. Avere in casa un oggetto non utilizzabile perché non si trovano i ricambi è un inutile spreco di denaro.
Costo: tutte le più importanti aziende produttrici di elettrodomestici producono spazzolini elettrici per tutte le tasche. Il loro costo va dai 10 ai 200 €; non effettuare mai acquisti d’impulso, ma farsi consigliare dal proprio odontoiatra di fiducia in base alle proprie esigenze.

Spazzolino manuale o elettrico?

La medaglia di “miglior spazzolino” è ancora da assegnare.
Dalla letteratura scientifica sull’argomento emergono due filoni di pensiero:
alcuni autori ritengono che l’utilizzo di uno spazzolino elettrico, per il fatto che la sua testina esegue sempre movimenti uguali, aiuti nell’igiene anche i pigri ed i distratti, garantendo comunque una rimozione di placca accettabile rispetto a quello che queste persone otterrebbero con uno spazzolino tradizionale, riducendo i costi delle cure odontoiatriche erogate dal Sistema Sanitario Nazionale: in effetti, le oscillazioni ed i movimenti eseguiti dallo spazzolino elettrico sono più costanti rispetto a quelli ottenuti mediante spazzolatura manuale.
Altri autori invece, sostengono che il paziente non debba delegare ottusamente le sue responsabilità di igiene orale ad uno strumento ma, dato che conosce le tecniche di spazzolamento, deve solo metterle in atto senza spendere denaro inutilmente. Difatti, non dev’essere trascurato il fatto che chiunque utilizzi lo spazzolino manuale in modo corretto, tre volte al giorno, e subito dopo i pasti, può senza dubbio ottenere un risultato estremamente soddisfacente, pari o migliore a quello che si otterrebbe con uno spazzolino elettrico.
Ad ogni modo, c’è concordanza in un punto: lo spazzolino elettrico è molto più efficace rispetto ad uno spazzolino manuale per quei pazienti che presentano limiti fisici od impedimenti patologici nell’eseguire la pulizia dentale casalinga.

IL DENTIFRICIO

Cos’è il dentifricio?

Il dentifricio è un prodotto finalizzato alla pulizia, alla manutenzione dell’estetica ed alla salute dei denti
Le funzioni principali di questo prodotto riguardano:
la rimozione della placca batterica,
la rimozione dei residui di cibo dai denti,
il supporto per l’eliminazione e/o il mascheramento dell’alitosi,
la prevenzione di malattie gengivali (gengivite) e dentali quando è costituito anche da ingredienti attivi quali Fluoro o Xilitolo.
La maggior parte dei dentifrici non possono essere ingeriti: infatti contengono spesso tracce di sostanze sintetiche, che possono essere tossiche se ingerite.
Colgate Ribbon Dental Cream è stato il primo dentifricio ad essere commercializzato nei tradizionali tubetti spremibili, a partire dal 1896. In precedenza il dentifricio era sempre stato venduto in vasetti di vetro, sin dal 1873.

Da che ingredienti è composto?

Il dentifricio che utilizziamo oggi è costituito essenzialmente da acqua (circa il 75%) e da ingredienti classificabili secondo la loro funzione in:
Principi Attivi
Eccipienti.

Principi attivi
Anticarie (circa 0,25%) (fluoruri, monofluorofosfati)
Agenti antibatterici (Triclosan o Clorexidina)
Abrasivi (circa 20%) (fosfato di calcio, allumina, silicio, carbonato di calcio)
Sbiancanti
Antitartaro

Eccipienti
Agenti lucidanti (composti abrasivi come silice, bicarbonato di sodio o fosfato di calcio)
Umettanti
Agenti schiumogeni (a base tensioattiva)
Addensanti (silicati, gomme)
Conservatori di viscosità
Coloranti
Edulcoranti
Dolcificanti (sorbitolo, saccarina, xilitolo, mannitolo)
Aromi (eucalipto, menta, menta piperita, timolo, e svariati altri).

Anticarie e Antibatterici
Il fluoro in varie forme è l’ingrediente attivo più popolare per la prevenzione della carie nei dentifrici. Il fluoruro di sodio (NaF) è la forma più comune; alcune marche utilizzano monofluorofosfato di sodio (Na2PFO3) o fluoruro d’ammina 297 (C27H60F2N2O3).
Gran parte dei dentifrici venduti negli Stati Uniti contengono 1.000÷1.100 ppm di ioni Fluoro.
Sono usati anche altri ingredienti, tra i quali nanocristalli di idrossiapatite e fosfato di calcio per la remineralizzazione dello smalto e cloruro di stronzio o nitrato di potassio per ridurre la sensibilità dentale. Il Triclosan (C12H7Cl3O2), un agente antibatterico, è un principio attivo utilizzato in alcuni dentifrici per prevenire la gengivite.

Altri ingredienti
Oltre al fluoro, l’altro ingrediente fondamentale nella maggior parte dei dentifrici è un ABRASIVO. Gli abrasivi, come gli agenti di lucidatura dentale utilizzati negli studi dentistici, causano anche una piccola quantità di erosione dello smalto, chiamata azione di lucidatura. Alcuni dentifrici contengono polvere di mica bianca, che agisce come abrasivo poco aggressivo, assieme ad un cosmetico producente dei riflessi scintillanti, piacevoli da vedere sulla pasta. Molti possono contenere frustoli di diatomee morte come abrasivo dolce.
Molti dentifrici (se non tutti) contengono sodio laurilsolfato (NaC12H25SO4) od un altro composto della famiglia dei solfati. Il Sodio LaurilSolfato (SLS) si trova anche in altri prodotti per la cura personale ed è in gran parte un agente schiumogeno (come nello shampoo), nonostante possieda la funzione di un potente antimicrobico. A causa della carica anionica dell’SLS, i collutori contenenti cloruro cetilpiridinio (che, avendo una carica cationica, neutralizzano l’SLS) non dovrebbero essere utilizzati subito dopo lo spazzolamento.
Ingredienti come bicarbonato di sodio, enzimi, vitamine, erbe, calcio, sodio calcio fosfosilicato, collutorio, e/o perossido di idrogeno sono spesso combinati in miscele di base e commercializzati come componenti benefiche. Alcuni produttori aggiungono agenti antibatterici, per esempio Triclosan o cloruro di zinco, per prevenire la gengivite. Secondo l’American Dental Association, il Triclosan aiuta anche a ridurre il tartaro e l’alito cattivo. Alcune basi, come l’idrossido di sodio, sono utilizzate anche per neutralizzare gli acidi della bocca.

Aromi
Il dentifricio viene distribuito con una grande varietà di coloranti ed aromi. Gli aromi più comuni consistono in alcune variazioni sul tema della menta (menta, menta verde, menta piperita, ecc.). Altri sapori più esotici sono: anice, albicocca, bubblegum, cannella, finocchio, lavanda, zenzero, vaniglia, limone, arancia, pino. Più inusuali sono sapori che comprendono burro di arachidi, tè freddo, e perfino whisky. Esistono anche dentifrici non aromatizzati; tuttavia, la maggior parte sono invece aromatizzati e zuccherati. Poiché lo zucchero favorisce la crescita dei batteri che causano la carie dentaria, è in genere sostituito da edulcoranti artificiali come saccarina o sorbitolo. L’inclusione di glicole dietilenico (tossico) come dolcificante in dentifrici fabbricati in Cina, ha portato ad un richiamo verso una multinazionale nel 2007.

Come fa il dentifricio a rimuovere lo sporco?

Tra le caratteristiche più importanti di un dentifricio rientra la sua ABRASIVITÀ, misurata in RDA (Relative Dentin Abrasivity). Questa deve essere BASSA, ma non nulla, in quanto il compito del dentifricio, portato meccanicamente dallo spazzolino sulle superfici dei denti, è quello di rimuovere frammenti di cibo, asportare macchie, placca, tartaro e lucidare lo smalto, senza però graffiarlo o scalfirlo a causa di una eccessiva durezza dell’abrasivo contenuto al suo interno.
Infatti, nei dentifrici cosiddetti sbiancanti, dotati di abrasivi molto forti, esiste il rischio di rigare o abradere eccessivamente lo smalto e la dentina, aumentando il rischio di fenomeni cariogeni e di sensibilità dentale, specie in caso di colletti scoperti. Il potere abrasivo del dentifricio è collegato ai suoi ingredienti, ma soprattutto alla grandezza ed alla forma delle particelle di cui sono costituiti. Il materiale più usato come abrasivo per dentifrici è la pietra pomice.
Per aiutarci nella comprensione dell’abrasività dei dentifrici, è stata creata una scala internazionale dal nome RDA (acronimo di Relative Dentin Abrasivity) che va da 0 a 300. Attraverso un test, assegna un valore della raschiatura che producono i materiali che vengono a contatto con i denti. Questo valore è riportato su tutte le confezioni di dentifricio. Secondo l’American Dental Association (ADA) il principale ente indipendente USA in campo odontoiatrico, un dentifricio, per essere efficace senza arrecare danni allo smalto, deve avere un indice di abrasività che va, nella scala RDA, da 50 a 200.
In funzione dell’abrasività i dentifrici sono divisi in quattro fasce:
dentifrici a bassa abrasività (RDA da 60 a 70)
dentifrici a media abrasività (RDA da 70 a 100)
dentifrici a moderata abrasività (RDA da 100 a 120).
dentifrici ad alta abrasività (RDA da 120 a 200)
Un valore di RDA troppo elevato (superiore a 200) può causare, nel tempo, danni permanenti allo smalto.
L’ADA consiglia di non utilizzare dentifrici con abrasività superiore a 30 RDA in presenza di dentina esposta e sensibile; in presenza di denti e gengive sani, il coefficiente di abrasività ideale non deve comunque essere superiore a 75 RDA.
NOTA BENE: i dentifrici liquidi o in gel sono generalmente meno abrasivi di quelli a consistenza pastosa.
Non meno importanti del grado di abrasività del dentifricio risultano la tecnica di spazzolamento ed il tipo di spazzolino; è quindi importante evitare spazzolamenti troppo energici e preferire gli spazzolini con setole morbide.

IL FILO INTERDENTALE

Cos’è il filo interdentale?

Il filo interdentale è un dispositivo per l’igiene orale costituito da un filamento sintetico, utilizzato per pulire lo spazio tra un dente e l’altro. La sua caratteristica peculiare è che in caso di sfregamento su pareti non lisce si sfilaccia. Questo è un utilissimo indicatore del fatto che in quello spazio interdentale si è formata una carie o l’otturazione presente va rivista (prendere appuntamento dal proprio odontoiatra per una visita di controllo).

Perché è importante usare il filo interdentale?

La causa principale della malattia parodontale è la placca batterica, costituita da uno strato di

materiale giallo-biancastro, che si deposita su denti e gengive. Tuttavia, con una buona tecnica d’uso dello spazzolino e del filo interdentale si può rimuovere efficacemente. Ecco perché bisogna dedicare tempo alla pulizia orale, con dedizione e costanza.
Ricordi che i batteri si annidano principalmente tra i denti dove lo spazzolino non può arrivare, mentre il filo riesce a farlo. Per apprendere la giusta tecnica di utilizzo del filo interdentale, lo staff dello Studio Campese è a sua disposizione per mostrarle ed insegnarle i corretti movimenti.
Se non ha mai usato il filo interdentale, le gengive inizialmente possono sanguinare leggermente, ma dopo una settimana o due questi disturbi scompaiono; in caso contrario, consulti lo Studio.

Di che materiale è fatto il filo dentale?

Possiamo distinguere i fili interdentali in base a:
-natura dei filamenti, in genere nylon o PTFe;
-presenza o meno di ceratura, che facilita il passaggio del filo attraverso il punto di contatto;
-presenza o meno di sostanze medicate, come soluzioni di fluoro, clorofilla, essenze naturali.
NYLON
Dopo la seta, oramai in disuso, nei tempi moderni il filo in Nylon è il primo ad essere stato utilizzato in odontoiatria. Ha un diametro che va da 0,3 a 0,7 mm, è costituito da numerosi filamenti, in numero di 50-150, ciascuno del diametro di 30-40 µm., intrecciati tra loro.

PTFe
Il filo in PTFe (PoliTetraFluoruro espanso) è sul mercato da relativamente poco tempo. La sua caratteristica peculiare è di poter essere tagliato in strisce sottilissime di altezza variabile, che gli permettono, rispetto al nylon, di entrare in spazi più stretti senza rompersi. È più indicato per i pazienti parodontopatici. È più costoso.

Sia il Nylon che il PTFe sono efficaci nella rimozione della placca, ma il personale dello Studio Campese le indicherà quello più adatto alle sue esigenze.

Come va usato?

La tecnica di utilizzo è molto semplice:

una volta tagliato per una lunghezza di 20-30 cm, il filo va avvolto attorno al dito medio di entrambe le mani, in modo saldo ma non troppo stretto, per non fermare la circolazione. Queste dita fungeranno da sostegno e terranno in tensione il filo. Le dita che manovreranno il filo sono il pollice e l’indice di entrambe le mani. Tenendolo ben teso con le dita medie, il filo va fatto passare delicatamente attraverso il punto di contatto interdentale con l’aiuto di pollici ed indici. Raggiunta la gengiva, lo si deve far scorrere in un solo senso attorno ai due denti adiacenti, in modo tale da disegnare la lettera “C” per due volte, una per ogni faccia dentale dello spazio interdentale. In questo modo si rimuovono eventuali detriti di cibo o depositi di placca dal punto di contatto stesso e dalle superfici interprossimali dei denti. Una volta fatto scivolare il filo sui denti, rimuoverlo, sciacquarlo sotto acqua corrente, riavvolgerlo sulle dita ed introdurlo nel successivo spazio interprossimale, fino al termine della pulizia.

Il filo interdentale rimane il mezzo migliore per la pulizia degli spazi interprossimali.

L’IDROPULSORE

Accessorio dell’igiene domiciliare, l’idropulsore può essere paragonato ad una sorta di idrante dei vigili del fuoco in miniatura. Producendo un potente microgetto d’acqua pressurizzata, l’idropulsore è stato ideato per rimuovere con più efficacia depositi di placca e cibo imprigionati tra gengiva e denti. Il suo limite è dovuto al fatto che, pur potendo lavorare nello spazio interdentale, non riesce a rimuovere la placca al suo interno come il filo. Rimane comunque di valido aiuto per l’igiene degli apparecchi ortodontici fissi.

IL COLLUTORIO
Le soluzioni utilizzate per gli sciacqui orali danno certamente luogo ad una piacevole sensazione di freschezza, ad effetti immediati sull’alito e ad una pulizia superficiale degli spazi interprossimali, ma, ahimè, non rimuovono affatto la placca, né sono in grado (se non temporaneamente in alcuni casi) di impedirne la riformazione. Sono generalmente costituiti da una base alcoolica e da eccipienti. Il loro uso è giustificato quindi, od in supporto allo spazzolamento, o in temporanee condizioni di impossibilità dell’uso di spazzolino e filo.
I collutori in commercio possono essere distinti in:
-farmaci da prescrizione, che necessitano di prescrizione medica tramite ricetta, acquistabili in farmacia e contenenti sostanze farmacologicamente attive;
-farmaci da banco, per il cui acquisto non serve ricetta, ma che sono registrati come prodotti farmaceutici.
Una nota particolare meritano, oltre ai collutori contenenti fluoro, quelli contenenti clorexidina e sanguinaria, sostanze capaci di ritardare sensibilmente la riformazione della placca; per entrambi l’unico grosso handicap è rappresentato dal fatto che provocano una pigmentazione grigio-marrone delle superfici dentali (fortunatamente reversibile con l’igiene professionale) se l’utilizzo è prolungato nel tempo.

RIVELATORI DI PLACCA

I rilevatori di placca batterica dentale sono delle sostanze colorate che hanno la caratteristica di legarsi ai microorganismi. Una volta lasciati disciogliere nel cavo orale, evidenziano, tramite colorazione, la presenza della placca, che altrimenti sarebbe pressoché invisibile ad occhio nudo, e permettono perciò di vedere dove insistere con lo spazzolino. Sono costituiti fondamentalmente da uno o più principi coloranti (blu di Toluidina, Sodio fluoresceina ecc…) a cui vengono aggiunti vari tipi di solventi, diluenti ed eccipienti. Si ritrovano in commercio sotto forma di compresse e liquidi.

Vediamo ora da cosa ci difende una corretta igiene orale.

LE MALATTIE PIÚ FREQUENTI DEL CAVO ORALE

Qual è la causa più frequente delle malattie del cavo orale?

Le malattie del cavo orale sono tra i problemi di salute più diffusi e colpiscono quasi tutta la popolazione mondiale in un momento più o meno avanzato della vita.
Si tenga presente che ben il 10% del totale dei tumori che colpiscono l’essere umano, aggredisce il cavo orale. Questo, tuttavia, non significa che siano inevitabili, in quanto, fortunatamente, la maggior parte delle malattie orali è causata dai batteri presenti al suo interno, che hanno una pericolosità locale. Infatti le principali malattie che colpiscono il cavo orale

(carie e malattia parodontale) riguardano i denti ed i loro tessuti di sostegno.
Sono miliardi i batteri differenti che vivono nella nostra bocca anche in questo istante, ma di tutti i diversi tipi di batteri presenti, soltanto alcuni sono in grado di causare infezioni e carie.
Possiamo ridurre l’azione dei batteri lavandoci i denti mattina e sera ed utilizzando il filo dentale.

La presenza dei batteri è visibile?

La presenza di una anomala quantità di batteri patogeni all’interno della nostra bocca si manifesta in tre modi:

1) Presenza di placca batterica
La Placca Batterica è una patina sottile, molliccia, dal colore giallastro chiaro che deriva dalla crescita dei batteri sui residui di cibo. In solo un grammo di placca ci possono essere dai 200 ai 500 milioni di batteri. Se si passa la lingua sui denti e li si sente “ruvidi”, beh, quella è placca. Se lasciata stare, la placca irrita le gengive, evolve in tartaro e può causare carie e perdita dei denti.

2) Presenza di tartaro
Il Tartaro o incrostazione, è una sostanza dura e giallastra prodotta dall’aggregazione dei sali minerali presenti nella saliva, che sedimentano sui colletti dei denti, fornendo assieme alla placca che lo ricopre, riparo e cibo per i batteri che lo colonizzano.
È l’evoluzione della placca, una struttura solida e rigida, inamovibile ed irritante per le gengive. Non si riesce a rimuovere con il solo spazzolino, e l’unico modo per estirparlo è eseguire la seduta di igiene professionale presso il suo odontoiatra di fiducia.

3) Alito non fresco
L’Alito non gradevole, non dovuto a reflusso gastro-esofageo o all’assunzione di cibi particolarmente forti (aglio, cipolla ecc..), è originato dai batteri presenti nella placca, tartaro e/o da residui di cibo intrappolati fra i denti.

Cosa succede se non intervengo su questi fattori?

L’azione combinata di batteri, placca, tartaro e scarsa igiene -escludendo le patologie sistemiche e tumorali- porta alle due principali malattie del cavo orale che sono la Carie e la Malattia Parodontale.

LA CARIE DENTALE

Cos’è la carie?

La carie dentale è una perdita di tessuti duri del dente a causa dell’azione batterica (placca e tartaro).

Come si forma la carie?

La carie sopraggiunge quando gli zuccheri dei cibi, permanendo nel cavo orale, si trasformano in acido grazie a particolari batteri presenti sui denti. L’attacco degli acidi può durare fino a un’ora, causando al dente una perdita di calcio con conseguente sbriciolamento dello smalto superficiale. La saliva funziona da protezione naturale della bocca e può restituire calcio al dente, in quanto, se l’acidità del cavo orale è temporanea e rara, la carie può essere evitata, ma attacchi frequenti degli acidi riescono a indebolire lo smalto così tanto che il danno diventa permanente ed evidente, degenerando in carie. Se non si prendono gli opportuni provvedimenti, una volta raggiunta la più morbida dentina, la carie può iniziare a causare dolore.
Quando raggiunge la polpa, l’infezione in genere produce un ascesso alla radice e il dente può risultare talmente compromesso da non poter essere salvato.

igiene profilassi studio campese

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L’attacco degli acidi al dente
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L’evoluzione della carie
Stadio 1: Lo smalto è attaccato dai batteri
Stadio 2: Anche la dentina è stata attaccata: il dente fa male
Stadio 3: La polpa è danneggiata: il dolore è intenso
Stadio 4: Il dente è compromesso dall’ascesso: se non si interviene con la devitalizzazione, dovrà essere estratto

Le carie sono molto comuni nell’infanzia e nell’adolescenza. Il problema principale è che la carie superficiale non fa male. Quando si percepisce il dolore ai denti è perché la lesione è molto vicina al tessuto vivente del dente (la polpa). Tuttavia uno spazzolamento corretto, regolare e l’utilizzo del filo dentale, aiutano a mantenere i denti sani.

LA MALATTIA PARODONTALE

Cos’è la malattia parodontale?

La malattia parodontale, un tempo chiamata impropriamente malattia delle gengive o PIORREA, è una malattia più comune in età adulta che interessa i tessuti di sostegno del dente (radice, legamento parodontale, osso). Si manifesta quando la placca ed i batteri presenti sulle gengive, approfondendosi nello spazio tra gengive e radici dei denti, li indeboliscono facendoli vacillare.

Cos’è la gengivite?

La gengivite è il primo stadio della malattia parodontale, i cui sintomi sono:
gengive arrossate, sanguinanti e gonfie, alito non fresco, la separazione dei denti, il loro scuotimento; di solito è indolore e quindi facile da ignorare.
Essendo la fase iniziale, fortunatamente reversibile, della malattia parodontale, questa può guarire, ma se l’infiammazione viene lasciata progredire e penetra più profondamente nella gengiva, le condizioni peggiorano drasticamente e i tessuti connettivi che legano il dente alla radice nell’osso mascellare (legamento parodontale) possono spezzarsi. Tutto ciò contribuisce a indebolire il dente e a causarne la caduta. Questa evoluzione della gengivite si chiama parodontite. Si stima che circa il 50% degli adulti soffra di problemi più o meno gravi ai tessuti di sostegno dei denti, la cui causa è la scarsa igiene e poche visite dal dentista. Alcune persone sono più predisposte alla malattia parodontale di altre, ma tutti possiamo ridurre il rischio di ammalarvisi, rimuovendo la placca dai denti il più attentamente possibile.

Come è possibile prevenire e curare la gengivite?

Segua questi suggerimenti:
Spazzolino da denti e dentifricio: si lavi i denti almeno 2 volte al giorno e per 2/3 minuti.
Massaggio delle gengive: massaggi le gengive durante lo spazzolamento, è molto importante per attivare la circolazione sanguigna.
Filo interdentale: il suo utilizzo è probabilmente più importante di quello dello spazzolino, in quanto con esso si rimuovono la placca e gli eventuali residui di cibo accumulati tra i denti o tra dente e gengiva, che con lo spazzolino è impossibile fare; ma cerchi di non comprimere le gengive nell’uso per non ferirle.
Collutorio: Dopo lo spazzolamento con lo spazzolino e la pulizia degli spazi interdentali con il filo, può essere d’aiuto terminare la routine di igiene con il collutorio. A meno di particolari necessità per le quali il suo Odontoiatra le prescriverà il prodotto più adatto, per l’igiene quotidiana vanno bene tutti quelli presenti sugli scaffali dei grandi magazzini; lo usi due volte al giorno (meglio mattino e sera) facendolo andare in tutte le zone del cavo orale per almeno 30 secondi e facendo anche qualche gargarismo per pulire la gola.
Dentista: L’ideale è far visita al suo odontoiatra ogni 6 mesi per controllare lo stato di salute generale della sua bocca e far rimuovere il tartaro accumulato con la seduta di igiene professionale.

Altri possibili fattori di rischio per la malattia parodontale sono:

Gli sbalzi ormonali in ragazze e donne.
Diabete: Le persone affette da questa insidiosa malattia hanno un elevato rischio di infezioni, comprese le malattie gengivali.
Altre malattie: cancro, AIDS e le loro cure possono danneggiare la salute delle gengive.

Perché la notte è pericolosa per i nostri denti?

Di notte, i denti sono più vulnerabili, in quanto mentre dormiamo, c’è una riduzione generale delle nostre attività metaboliche, tra cui anche la produzione di saliva.
La saliva, tra le altre funzioni, ha quella di contrastare l’acidità nel cavo orale. Pertanto, una minore quantità di saliva, corrisponde ad una minor protezione dall’attacco degli acidi batterici. Ecco perché non ci si deve dimenticare mai di lavare i denti la sera.

Lo stress può influenzare la salute dei nostri denti?

Che ci crediamo o no, lo stress influenza pesantemente anche la nostra salute dentale.
Uno dei modi più comuni di reagire allo stress consiste nel digrignare inconsciamente i denti. Si tratta di un fenomeno abbastanza diffuso presso la popolazione occidentale (5-20%) che prende il nome di BRUXISMO (dal greco “digrignare i denti”). È una parafunzione che si ripercuote sui denti e sui loro apparati di sostegno, in quanto, il continuo digrignare porta nella maggioranza dei casi a limare i denti, accorciandoli. Riducendosi, diventano più sensibili agli sbalzi termici e dolenti; questa ipersensibilità si risolve con ricostruzioni estetiche delle parti perse o, in casi più estremi, con la devitalizzazione e la ricopertura protesica del dente.
Spesso si associa anche un indebolimento delle strutture di sostegno dei denti stessi con conseguente rischio di loro perdita. Generalmente il digrignamento non viene avvertito dalla persona interessata. Il rumore causato dallo sfregamento dei denti, invece, può disturbare il sonno del partner di letto e talvolta può essere talmente forte da potersi udire anche in altre stanze. È stato dimostrato che i casi di bruxismo negli adulti aumentano con l’accrescere della tensione e dello stress, dei problemi sul lavoro o più in generale per la paura e l’insicurezza.

Esistono tipi diversi di bruxismo?

Una prima suddivisione si può fare in: bruxismo notturno e diurno.
– Il bruxismo notturno può essere considerato nel quadro più ampio dei disturbi del sonno, molto studiati dai neurologi (insonnia, parve nocturna, apnea ostruttiva e sindrome delle gambe senza riposo).
– Il bruxismo diurno può essere annoverato tra i disturbi posturali poiché c’è un concomitante incremento del tono (contrazione) dei muscoli cranio-cervicali e paravertebrali.

Altra classificazione possibile del bruxismo è quella in base al quadro neurofisiologico, in:
– Bruxismo da serramento: (centrico o https://www.acheterviagrafr24.com/viagra-pas-cher/ isometrico) che comporta dei gruppi di contrazioni massimali dei muscoli elevatori; non provoca rumori udibili da terze persone ma crea fenomeni di sovraccarico sulle strutture di dissipazione (denti, parodonto, basi scheletriche e ATM).
– Bruxismo eccentrico: (digrignamento con forti attriti laterali tra le arcate); provoca rumori, usure dentarie e spostamento dei denti.
Sbattimento dei denti: consiste in rapide contrazioni in successione dei muscoli elevatori con movimenti semplici di chiusura e apertura. Questi tre tipi di bruxismo possono essere presenti contemporaneamente.

Come controllare il bruxismo?

Il bruxismo, anche se causato da problemi neurologici o psichiatrici, per i quali è consigliabile comunque l’intervento di uno specialista, viene sempre contenuto con l’utilizzo di apparecchi mobili simili a paradenti sportivi, in genere notturni, che riducono l’attrito e lo sfregamento dei denti tra loro per l’interposizione del dispositivo tra le arcate dentarie (placche di Michigan ecc…).

Esistono cibi che rinforzano i denti?

Lo sapeva che può prendersi cura dei suoi denti anche mentre mangia? Ciò che mangia non è importante solo per la sua salute generale, ma lo è anche per la salute della sua bocca e dei denti. Per questo, le consigliamo di mangiare cibi ricchi di calcio, fosforo, fluoro e vitamina D.
Alcuni cibi, come formaggio, pesce, cereali, verdure verdi e noci, aiutano nell’integrazione di vitamine, calcio e fosforo. Il calcio ad esempio è importante perché aiuta a prevenire le malattie di denti e gengive: ricordi che l’apporto giornaliero ideale è di 1.200mg.
Anche il Fluoro è un altro elemento chiave per la salute del suo sorriso, lo può trovare in alimenti come pomodori, lenticchie, ciliegie, tè, broccoli, pollo e patate.
Non dimentichi la vitamina C, che svolge un ruolo importante sia nella crescita delle cellule staminali, che nel mantenere sane le sue gengive. Una carenza di vitamina C può infatti portare al loro sanguinamento, e per questo le consigliamo di consumare molta frutta e verdura, come ad esempio agrumi, kiwi, lattuga, pomodori e peperoni verdi.
Infine, la vitamina D facilita l’assorbimento di calcio e fosforo. La può trovare nella margarina, nelle uova, nel latte e nel fegato di pesce.
Insomma, mangiar bene non è solo un piacere per il palato, ma è importante per tutta la sua bocca. Quindi, ricordi che la cura dell’igiene orale inizia a tavola!
Cerchi di evitare i cibi che possono macchiare lo smalto dei suoi denti.
L’ideale è prevenire e, quindi, sappia che ci sono alimenti che influenzano il colore del suo sorriso. In https://www.viagrasansordonnancefr.com/viagra-en-pharmacie/ tutti i casi, il modo migliore per evitare la comparsa di macchie è quello di lavare i denti entro la prima ora dopo aver mangiato.

Quindi per una bocca sana ed un alito gradevole, cosa devo fare?

1) Se soffre di reflusso acido che provoca ALITOSI, chieda al suo medico di base una visita specifica.
2) Ci consulti semestralmente, lo staff dello Studio Campese è a sua disposizione per un controllo sullo stato di salute della sua bocca. Una buona igiene orale è infatti fondamentale per un alito fresco.
3) Non dimentichi di lavarsi i denti, la lingua e la parte interna delle guance almeno due volte al giorno.
4) Per mantenere l’alito fresco, ricordi anche di bere molta acqua. La secchezza della bocca è un fattore chiave per la crescita batterica.
5) Anche la gomma da masticare, preferibilmente con fluoro e senza zucchero, può aiutare la salivazione, ridurre l’attacco batterico e donare una sensazione di freschezza.