Studio Campese odontoiatria Ferrara

Sbiancamento dentale

Cos’è lo sbiancamento dentale?

Lo sbiancamento dentale è una procedura odontoiatrica, innocua per i tessuti orali, che permette di migliorare il colore dei denti naturali, rendendoli più chiari.

Cosa vuol dire rendere più chiari i denti?

Nonostante sia una terapia ampiamente conosciuta e richiesta dai pazienti, il concetto di sbiancamento dentale –da definirsi più correttamente schiarimento dentale- è sconosciuto ai più, essendo basato su di un equivoco nella traduzione dall’inglese (dal termine inglese tooth bleaching: candeggiamento, schiarimento dentale).

Proviamo a chiarirci le idee.
In natura i denti umani hanno tre tipi di tinta base: il ROSA, il GIALLO, il GRIGIO e le loro combinazioni.
Se il colore dei miei denti è giallo ocra, con il trattamento “sbiancante” in realtà li schiarirò fino a farli diventare ad es. giallo limone, ma non potrò mai farli diventare bianco-grigio, perché la base dei miei denti è gialla. Ecco perché è importante che il paziente sappia che è la tinta di base dei suoi denti a determinare il tipo e la quantità di schiarimento che otterrà.

Quanto possiamo schiarire i denti?

Esistono delle tavolozze con campioncini colorati, denominate scale colori dentali, le quali contengono le tinte di base più frequenti a livello mondiale. Attraverso la comparazione di esse con i denti del paziente, si rileva il colore di partenza e si può ipotizzare la tinta di arrivo dopo lo sbiancamento. Statisticamente i denti naturali possono schiarire di mezza tinta nel 30% dei casi, di una tinta nel 35%, di una tinta e mezza nel 20%, di due tinte nel 15% rimanente.
Ne consegue che nella maggioranza dei casi (65%) i denti schiariranno di circa una tinta, mentre in percentuale minore lo schiarimento sarà più elevato.

Quali sono i tipi di sbiancamento?

Esistono due tipi di sbiancamento:
1) COSMETICO: più noto, è eseguito per motivi puramente estetici e non è una terapia medica vera e propria.

2) TERAPEUTICO: al contrario del cosmetico, questo è una vera e propria terapia odontoiatrica, utile per risolvere discromie dentali, anche severe, dovute a patologie sistemiche (per esempio la fluorosi, disordini ematici, ecc.) agli esiti di terapie con alcuni tipi di antibiotici (ad es. le tetracicline) e per schiarire denti precedentemente trattati endodonticamente, ma che nel tempo hanno assunto una tinta marrone.

Quali sono i materiali utilizzati?

I prodotti che vengono utilizzati nello schiarimento dentale contengono principalmente perossido di idrogeno (H2O2) e perossido di carbammide (Urea) impiegati sotto forma di gel in varie concentrazioni a seconda della tecnica che si intende utilizzare e delle esigenze del paziente.

Come funziona lo sbiancamento?

Lo sbiancamento funziona grazie alla liberazione di ossigeno da parte del perossido di idrogeno o del perossido di carbammide nel momento in cui il gel viene posto a contatto con i denti. Le molecole di ossigeno così liberate, vanno a disgregare le molecole dei pigmenti responsabili della discromia (fenomeno chimico dell’ossidazione) rendendole non più visibili. Lo sbiancamento dentale agisce solo sui denti naturali, non agisce su corone protesiche, otturazioni o qualsiasi altro materiale da restauro presente nel cavo orale. Dopo il trattamento sbiancante, eventuali corone protesiche od otturazioni in materiale estetico potranno essere maggiormente visibili in quanto non più corrispondenti al nuovo colore raggiunto dai denti naturali. In tal caso potranno essere sostituite con altre dello stesso colore dei denti sbiancati.

Storia
Lo sbiancamento dentale è una delle pratiche odontoiatriche più antiche nella storia. Già i Fenici e gli Antichi Romani erano soliti usare impacchi di cera ed urea per sbiancare i denti. Nel Medioevo, invece, si applicavano delle soluzioni acide per andare a sciogliere lo strato più superficiale di smalto, ovvero quello più pigmentato, e se questo non era sufficiente si limavano con delle raspe di ferro le superfici esterne dei denti, fino a trovare smalto bianco. In seguito, hanno avuto molta diffusione i rimedi della tradizione popolare che prevedevano l’utilizzo di foglie di salvia da strofinare sui denti, le bucce di limone o il bicarbonato di sodio. Tali metodi, però, davano un risultato modesto e molto poco duraturo. Verso la fine dell’Ottocento, iniziarono a comparire i primi trattamenti a base di perossido di idrogeno, ma a concentrazioni piuttosto elevate e dunque pericolosi per i pazienti. Facendo tesoro dei tentativi fatti dai colleghi in precedenza, con varie concentrazioni di prodotto e varie tecniche, nel 1989 Van Haywood fu il primo a codificare quello che oggi chiamiamo “sbiancamento domiciliare notturno”. Parallelamente vennero codificate anche le tecniche per sbiancare con successo e senza rischi i denti devitalizzati.

Quanti modi esistono per sbiancare i denti?

Esistono due metodiche. Sempre partendo da una visita preliminare presso lo Studio odontoiatrico, dove lo specialista valuterà assieme al paziente il tipo più adatto, lo sbiancamento dentale può essere effettuato sia presso l’ambulatorio che, in modo più autonomo, dal paziente a casa.

In che cosa differiscono le due metodiche?

Nei tempi. La tecnica ambulatoriale è più rapida ed utilizza gel più concentrati, quella domiciliare dura più a lungo ma i gel sono più diluiti (più adatto a chi sviluppa più facilmente una ipersensibilità dentale).

Tecnica ambulatoriale
Con lo sbiancamento effettuato in ambulatorio, direttamente dall’odontoiatra o dall’igienista dentale, si possono sbiancare sia i denti vitali che i denti devitalizzati.

Sbiancamento di denti vitali
La tecnica ambulatoriale prevede l’applicazione sui denti di gel a base di perossido di idrogeno ad alta concentrazione (circa 40%) per circa un’ora, da ripetere 3 o 4 volte, a distanza di una settimana l’una dall’altra. Questa tecnica può essere associata all’uso di lampade o laser che vanno a coadiuvare l’azione del gel.

Sbiancamento di denti devitalizzati
In questo caso è necessario riaccedere alla camera pulpare del dente, praticando un foro sulla parete palatale del dente, in quanto il gel sbiancante va posizionato all’interno del dente stesso. Il clinico può decidere se distendere il gel per circa un’ora, per poi ripetere l’operazione a distanza di una settimana per altre 3-4 volte, oppure lasciare il gel all’interno del dente e dimettere il paziente, per poi cambiare il gel a distanza di qualche giorno. Anche in questo caso, la pratica viene ripetuta 3-4 volte. Normalmente il numero di sedute viene deciso in base alla gravità della discromia.

Tecnica domiciliare dello sbiancamento cosmetico
Inizialmente, l’odontoiatra https://www.viagrasansordonnancefr.com/viagra-en-pharmacie/ rileva due impronte delle arcate dentarie del paziente. Grazie a queste, il laboratorio odontotecnico potrà confezionare due mascherine in materiale plastico trasparente che andranno a calzare perfettamente sulle arcate dentarie del paziente. La particolarità di queste mascherine consiste nella presenza, all’interno della parete rivolta verso il labbro, di spazi vuoti a mo’ di serbatoi che conterranno il gel sbiancante. A questo punto l’odontoiatra mostra al paziente come posizionare il gel sulle mascherine e come indossarle. Il paziente dovrà portare queste mascherine dalle 4 alle 8 ore, tutti i giorni per circa due settimane. La durata dell’applicazione giornaliera e la durata del trattamento, dipendono dalla concentrazione del prodotto utilizzato (perossido di carbammide dal 10% al 16%) e dalla severità della discromia.

Quanto dura l’effetto dello sbiancamento?

Lo sbiancamento dura mediamente 3 anni. La sua durata è fortemente influenzata dalle abitudini alimentari e voluttuarie, dall’igiene orale e dall’attenta esclusione di tutte le situazioni che possano favorire una precoce perdita dello schiarimento raggiunto.

Raccomandazioni
Durante il trattamento sbiancante è opportuno evitare l’assunzione di cibi e bevande particolarmente colorati come per esempio:
vino rosso, tè, caffè, cola ecc.;
fumo (sigarette, sigaro, pipa ecc.), tabacco da masticare;
salse, sughi ecc.;
verdure come carciofi, carote, pomodori ecc.;
frutta come fragole, frutti di bosco, marmellate ecc.;
caramelle colorate, liquirizia;
collutori colorati.
Tali raccomandazioni sono auspicabili anche dopo la fine del trattamento, in modo da prolungare il più possibile i risultati ottenuti.

Possono esserci effetti collaterali?

Lo sbiancamento dentale professionale, cosmetico e terapeutico, è attualmente una pratica sicura per i pazienti, che non altera o rovina lo smalto dei denti ed inoltre permette una predicibilità di risultato molto elevata. Perché avvenga tutto ciò, ovviamente sono necessari una visita preliminare ed un controllo continuo della terapia da parte dell’odontoiatra, oltre all’uso (dato per scontato) di prodotti certificati. Nonostante ciò, i possibili effetti collaterali che si possono presentare sono ipersensibilità dentale e lievi ustioni chimiche delle gengive. L’effetto collaterale più comune è l’ipersensibilità dei denti, soprattutto agli stimoli termici freddi. Tale sensibilità, che può essere più o meno lieve, è assolutamente reversibile nel giro di poche ore oppure, in pochissimi casi, nel giro di qualche giorno. La sensibilità dovuta allo sbiancamento dentale può essere attenuata con l’applicazione topica di desensibilizzanti a base di fluoro o di nitrato di potassio, che in caso di necessità possono essere forniti dall’odontoiatra, utilizzando dentifrici desensibilizzanti ed evitando di assumere:
– cibi troppo caldi o troppo freddi;
– cibi o bevande ipertonici (per esempio bibite molto zuccherate);
– cibi o bevande eccessivamente acidi (bibite gassate, succhi di frutta, yogurt ecc.).
Può verificarsi anche una temporanea infiammazione delle gengive dovuta al contatto con l’agente sbiancante (ustione chimica). La sensazione che si può provare è simile al bruciore e le zone interessate possono anche apparire biancastre. La cosa non deve assolutamente preoccupare, si risolverà spontaneamente in pochi giorni.

Ci sono complicanze?

Una complicanza che si può verificare quasi esclusivamente nei denti devitalizzati, è il riassorbimento radicolare. Questa evenienza è molto rara, soprattutto se la tecnica di sbiancamento viene eseguita correttamente.
La complicanza più importante dello sbiancamento cosmetico, riguarda gli esiti di schiarimenti esasperati eseguiti autonomamente del paziente, senza controllo medico. Nonostante sia una pratica innocua, lo sbiancamento può diventare estremamente pericoloso per i denti se eseguito con prodotti le cui concentrazioni non siano certe (in genere troppo elevate) e/o per tempi troppo lunghi. Questo perché lo smalto dentale è legato alla dentina sottostante tramite uno strato di proteine che ha la doppia funzione di:
1) sostenere lo smalto e sorreggerlo ai tessuti molli del dente,
2) dare allo smalto quell’aspetto tridimensionale e vitale tipico del dente sano.
Se, a causa del rifiuto dell’odontoiatra, ci ostiniamo con l’uso di materiali sbiancanti con tecniche fai da te, senza che ce ne accorgiamo, l’attività ossidante dell’ossigeno arriverà ad interessare anche lo strato proteico, distruggendolo. Il risultato sarà duplice: il dente si indebolirà perché lo smalto non è più saldato al resto della struttura, ed il suo colore diverrà a “piastrella da bagno”, cioè di un bianco spento senza profondità. Questo fenomeno è irreversibile e per ovviarlo occorrerà ricoprire i denti con protesi ceramiche per ridonare loro la vitalità originale.

Perché lo sbiancamento va eseguito sotto attento controllo medico?

1) perché così facendo non si rischia di eccedere nel trattamento per non rovinare lo strato proteico, con i risultati appena descritti;
2)perché in Studio vengono messe in atto tutte le procedure di controllo e documentazione pre e post trattamento, a testimonianza del risultato ottenuto, che con il metodo fai da te non è possibile fare.